quando il fascino di James Bond incontra la Costiera Amalfitana
Los Muertos: quando il fascino di James Bond incontra la Costiera Amalfitana
Una guest bartending al Belmond Caruso di Ravello, un cocktail ispirato a Spectre e al Día de los Muertos, e la dimostrazione che il mix tra cinema, luogo e tecnica può trasformare un drink in un’esperienza memorabile.
Il luogo: Belmond Caruso di Ravello
Ci sono posti che non hanno bisogno di essere spiegati — bastano tre secondi di silenzio davanti alla vista per capire tutto. Il Belmond Caruso di Ravello è uno di questi. Un palazzo dell’undicesimo secolo trasformato in hotel di lusso, arroccato sul promontorio a 350 metri sul mare, con i giardini che sfumano direttamente sull’azzurro della Costiera Amalfitana.
Il 28 giugno 2025 quel palcoscenico è diventato il teatro di una guest bartending che non dimenticherò facilmente. Non perché fosse un servizio straordinario sul piano tecnico — ma perché il luogo stesso aveva già costruito metà dell’esperienza. Il mio compito era non rovinarlo.
«Un cocktail servito in un posto sbagliato perde metà del suo valore. Uno servito nel posto giusto può diventare qualcosa di completamente diverso da quello che è nel bicchiere.»
La serata è stata costruita intorno a un concetto preciso: portare al tavolo degli ospiti del Caruso qualcosa che dialogasse con l’eleganza del luogo senza imitarla. Non un omaggio alla Costiera, ma qualcosa di narrativamente distante — eppure capace di creare lo stesso effetto di seduzione e sorpresa.
L’ispirazione: Spectre e il Día de los Muertos
Il cocktail che ho scelto come protagonista della serata si chiama Los Muertos. Il nome viene dalla scena d’apertura di Spectre (2015), il film della saga Bond diretto da Sam Mendes: Daniel Craig che si muove tra le maschere e i colori del Día de los Muertos a Città del Messico, elegante e letale, in un’atmosfera sospesa tra festa e pericolo.
È una delle sequenze d’apertura più riuscite della serie — sette minuti di tensione costruita con immagini, non con parole. L’ho guardata molte volte chiedendomi cosa avrei potuto mettere in un bicchiere per restituire quella stessa sensazione: il contrasto tra bellezza e oscurità, tra calore messicano e freddezza nordica, tra celebrazione della vita e presenza della morte.
La risposta non è arrivata da un libro di cocktail, ma da una domanda diversa: quali ingredienti parlano di queste cose?
La costruzione del cocktail: tecnica e ingredienti
Los Muertos nasce da quattro ingredienti che non sembrano naturalmente destinati a stare insieme — e che invece funzionano con una precisione sorprendente.
La base è una Tequila Reposado: non una blanco, troppo tagliente e direttamente aggressiva; non una añejo, troppo orientata verso la complessità legnosa. Il reposado porta il carattere dell’agave con una rotondità che si lascia lavorare, che accetta di essere bilanciata senza perdere identità.
L’elemento che trasforma tutto è l’Italicus Rosolio di Bergamotto. Un liquore italiano profondamente mediterraneo — lo stesso bergamotto che definisce il profumo della Costiera — che qui dialoga con la tequila in modo inaspettato. Non si scontrano: si moltiplicano. L’agrume floreale dell’Italicus amplifica le note erbacee dell’agave invece di coprirle.
I lamponi freschi non sono una guarnizione — sono un ingrediente strutturale. Portano acidità, colore e quella nota di frutta rossa intensa che richiama visivamente le maschere del Día de los Muertos. Lime e sciroppo completano il framework dolce-acido, dando al drink la sua tensione interna.
Ricetta: Los Muertos
Mixology come narrazione
C’è una domanda che mi faccio sempre prima di costruire un cocktail per un’occasione come questa: cosa deve succedere nel momento in cui qualcuno porta il bicchiere alle labbra?
Non parlo del gusto — quello viene dopo. Parlo del secondo prima. Di cosa vede, cosa sente, cosa si aspetta. Un cocktail servito in un palazzo del 1600 affacciato sul mare, di sera, con il sole che tramonta sul Tirreno, arriva già carico di aspettative altissime. Il rischio è quello di fare qualcosa di bello ma prevedibile — un drink che si adatta al luogo invece di dialogarci.
Los Muertos è volutamente dissonante rispetto al contesto. È messicano, cupo nel nome, visivamente intenso. Eppure funziona al Belmond Caruso esattamente per questo: perché crea una tensione narrativa. Gli ospiti non si aspettavano Città del Messico a Ravello. E quella sorpresa — quella dissonanza controllata — è la cosa che ricordano.
Ogni serata di guest bartending è anche un esercizio di ascolto: capisci qualcosa di quel bar, di quegli ospiti, di quel momento. Al Belmond Caruso ho capito che la clientela non cercava la conferma della bellezza che già vedeva intorno — cercava qualcosa di inatteso con cui misurarsi. Los Muertos era esattamente questo.
Los Muertos non è il cocktail più tecnico che abbia mai preparato. Non è il più complesso né il più ricercato nelle materie prime. È un drink costruito intorno a un’idea — e quell’idea è rimasta coerente dall’ispirazione iniziale al momento del servizio.
Questo, alla fine, è quello che separa un cocktail signature da una ricetta qualsiasi: non la difficoltà, ma la chiarezza del punto di partenza. James Bond, il Día de los Muertos, Ravello al tramonto. Tre cose che non sembrano avere nulla in comune — e che dentro una coppetta trovano una logica precisa.
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di Luca Coslovich · Bartender, autore e fondatore di theCybartender.com dal 1997. Bar manager al Casino di Montecarlo, autore di Bar Manager 2.0, Il cocktail ben vestito e Hollywood Bar.